Quando si parla di abusi edilizi, il dibattito si accende subito su condoni, sanzioni e demolizioni. Quasi mai, però, si ragiona sul metodo con cui impostare la difesa amministrativa. Il punto di partenza è comprendere che un provvedimento comunale non è “intangibile”: può essere verificato sul piano dell’istruttoria, della motivazione e della corretta qualificazione tecnica dell’intervento. È su questo terreno che un ricorso al TAR per abuso edilizio diventa un’opportunità concreta: non per “allungare il brodo”, ma per rimettere i fatti al centro, con planimetrie, fotografie georeferenziate, titoli pregressi e un’analisi urbanistica puntuale.
Molti casi nascono da una classificazione frettolosa dell’opera (ristrutturazione che diventa nuova costruzione, pertinenza che diventa ampliamento). Da qui discendono sanzioni e ordini di ripristino che, se applicati in modo automatico, possono risultare sproporzionati. Il giudice amministrativo pretende coerenza: se demolire un volume conforme per eliminare una piccola difformità è tecnicamente illogico, lo si deve dimostrare con una perizia; se l’ente ha ignorato una CILA/SCIA depositata anni prima, occorre far emergere il vizio procedimentale. In parallelo, si verifica la praticabilità dell’accertamento di conformità: quando la doppia conformità c’è, la sanatoria non è una scorciatoia, ma la strada ordinaria per rimettere in asse l’intervento.
Il tempo, da solo, non salva quasi mai. Conta la qualità del fascicolo. Per questo, prima di scrivere anche una sola riga di motivi, costruisco il quadro probatorio: accesso agli atti, rilievi metrici, confronto con lo strumento urbanistico vigente e con quello coevo alla realizzazione. Solo così la richiesta cautelare ha basi solide. Fermare in urgenza un’ingiunzione significa convincere il collegio su due fronti: plausibilità delle censure e rischio di un pregiudizio irreparabile. Se la misura sospensiva viene concessa, si guadagna il tempo necessario per discutere nel merito o per arrivare a una soluzione amministrativa sostenibile.
La difesa migliore è quella che sa dialogare con l’ente senza rinunciare alla tutela giurisdizionale. In molti procedimenti, un’istanza istruttoria ben motivata porta alla rivalutazione del caso: può emergere un errore di perimetrazione del vincolo, una scheda catastale fraintesa, o semplicemente la necessità di sostituire la demolizione con una sanzione pecuniaria quando l’abbattimento sarebbe tecnicamente dannoso per la parte conforme. In altre parole, il processo non è un muro contro muro: è lo spazio dove legalità e ragionevolezza devono incontrarsi.
Se ti stai chiedendo se serva davvero un avvocato esperto in ricorsi al TAR, la risposta sta nel livello di integrazione tra diritto e tecnica. L’amministrativista che conosce il cantiere — non solo le norme — sa leggere una sezione, misurare un volume, dialogare con il tecnico paesaggista e trasformare i numeri in argomenti giuridici. È questa competenza incrociata che permette di attaccare i provvedimenti sbagliati e di salvare ciò che è legittimamente salvabile.
Di fronte a un’ingiunzione imminente, ogni giorno conta. Valuta subito se il tuo caso presenta i presupposti per un ricorso contro ordinanza di demolizione con istanza cautelare, affiancato da una strategia di regolarizzazione dove possibile. La differenza, spesso, la fanno la profondità dell’analisi e la tempestività delle mosse.