Per Daniele Marinelli Bitcoin ed Ethereum al top per progetti green

Sostenibilità ambientale e criptovalute non sempre vanno d’accordo, visti i crescenti costi dell’energia e l’ingente impiego di risorse da parte dei miner. Eppure, si parla sempre più spesso di Bitcoin e della tecnologia blockchain e di come l’innovazione tecnologica applicata al sistema finanziario potrebbe essere utilizzata per supportare anche i progetti green e, quindi, in qualche maniera, trovare un equilibrio nella sostenibilità e governance del settore. La pensa così Daniele Marinelli, inventore del token DTCoin e oggi a capo dell’azienda DTSocialize per il lancio di progetti internazionali sul metaverso e sugli asset digitali. Questo citando un estratto della sua recente pubblicazione sul blog per approfondire l’argomento.

Va detto che non è soltanto il Bitcoin la criptovaluta su cui si basa la blockchain, infatti, esistono molte altre piattaforme che si stanno man mano diffondendo ed una tra le più famose è senz’altro Ethereum considerata, tra gli esperti del settore, l’alternativa più valida al Bitcoin. Anche Ethereum, come Bitcoin, utilizza gli smart contract anche se in origine fu pensata come uno strumento utile per le transazioni tra le aziende. Questa particolare caratteristica, ricorda Daniele Marinelli di DTSocialize, ha portato Ethereum ad essere la migliore piattaforma di criptovalute in tema di finanziamento a progetti sostenibili. Le qualità principali della piattaforma sono: l’anonimato, assenza di intermediari e alta velocità di scambio. Tutte queste caratteristiche consolidano l’affidabilità di Ethereum, che potrebbe davvero essere utilizzata per qualsiasi cosa, dai certificati di nascita/morte, procedure mediche, reclami, certificazioni e qualsiasi altra cosa che possa essere tradotta in codice.

La piattaforma WePower

Andiamo però oltre qquanto contenuto nel blog di Daniele Marinelli e diamo un’occhiata ad una piattaforma che, proprio grazie alle potenzialità di Ethereum, ha potuto finanziare dei progetti green: WePower. Si tratta di una piattaforma di trading di energia sostenibile fondata su un immenso registro virtuale. Il motivo principale è uno solo: gli utenti di We Power partono dal fatto che è sempre più difficile poter finanziare progetti green, soprattutto se si parla di progetti di piccole dimensioni e decentralizzati. Grazie agli smart contract e token di We Power Ethereum tutto questo potrà finalmente cambiare. Come molti sanno, non è possibile associare nulla al Bitcoin per “calmierare” in qualche modo la volatilità del suo valore. Con We Power, invece, le cose stanno diversamente. Ogni token rappresenta infatti 1 kWh di energia. Ma come funziona? Come detto precedentemente, non esistono intermediari. Il produttore di energia, al fine di raccogliere i fondi, mette in prevendita la sua produzione attraverso i token che, una volta acquistati dagli utenti, forniscono  i fondi che verranno successivamente utilizzati per la produzione dell’energia effettivamente venduta, al di sotto del prezzo di mercato. In questo modo l’impianto energetico sarà collegato a doppio filo con We Power. Soltanto dopo che l’energia verrà prodotta, infatti, gli investitori potranno ricevere la liquidazione spettante. Attraverso We Power possono rispondere alla chiamata delle imprese energetiche green sia i consumatori che gli investitori che abbiano voglia di finanziare progetti green. Tramite questa innovativa forma di finanziamento  energetico legato alla blockchain, i finanziamenti non verranno erogati soltanto da investitori locali, ma l’auspicio è quello di attrarre un gruppo sempre più ampio di investitori a livello globale.

Daniele Marinelli, a proposito di DTCircle con Ushare come società distributrice

La storia di Daniele Marinelli, fondatore del DTCircle e CEO di DTSocialize, sembra alla trama di un film.

Limprenditore, che aveva iniziato a lavorare come commercialista per le grandi aziende italiane, dopo ventitré anni ha capito che quel lavoro non era il suo sogno e che, più che consigliare gli altri su come fare impresa, quello che voleva veramente era sporcarsi le mani  e avviare lui un progetto tutto suo.

Da sempre appassionato di tecnologia, ha cominciato a studiare i segreti della blockchain e, soprattutto, a cercare di capire cosa facevano Facebook e Google con i dati delle persone. Non riteneva giusto che queste aziende sfruttassero i dati rilasciati online dai loro utenti, a loro completa insaputa, e ne traessero un profitto.

Il suo sogno era quello di creare qualcosa di nuovo, una comunità globale in cui gli utenti potessero proteggere i loro dati e accedere a servizi che garantissero la loro privacy e dessero loro la possibilità di scegliere se condividere o meno i loro dati

Un sistema in cui, le persone che sceglievano di condividere i propri dati, venivano ricompensate. Un sistema che oggi è diventato realtà.

E ha scelto Ushare, la piattaforma di Social Profit Marketing per crescere la propria community di utenti.

  1. Perché Ushare è una piattaforma innovativa e fuori dagli schemi?

Ushare, che colloca i servizi della community DTCircle, è una piattaforma dove gli utenti possono interagire tra di loro ed essere pagati, concretamente, per condividere le loro esperienze social.

Ushare è l’unica community, in Italia e all’estero, in cui le persone possono guadagnare denaro facendo ciò che stanno facendo gratuitamente tutti i giorni, ovvero condividere le loro esperienze sui social network.

Gli utenti che si iscrivono, oltre ad avere la possibilità di cambiare in modo concreto i loro guadagni attuali, possono vivere appieno il loro tempo libero e decidere quali dati custodire e quali invece condividere con gli altri.

Un sistema innovativo che, qualche mese fa, ha raggiunto il suo livello successivo: Umetaworld, il primo Metaverso che parla italiano, creato da Daniele Marinelli in poco più di due anni e uscito ben prima del tanto chiacchierato Meta di Zuckerberg!

  1. Daniele Marinelli e la community DTCircle

Parlando invece delle tendenze del settore fintech, Marinelli ha dichiarato di non aver mai pensato a Ushare per distribuire servizi fintech.

Ushare, nei fatti, è una società di MLM che si fonda solo ed esclusivamente sulla condivisione e che contribuisce ogni giorno alla crescita della community DTCircle.

Per quanto riguarda invece il Fintech suo punto di vista è che le persone hanno esigenze crescenti e che le banche non sono ancora del tutto attrezzate per soddisfarle, soprattutto quando si tratta di digital asset.

C’è anche da dire, come sottolineato dall’imprenditore, che le normative vigenti non hanno aiutato molto e che molti fenomeni in crescita sono stati sottovalutati per anni, ma adesso è arrivato il momento di essere più chiari, riguardo sia alle criptovalute sia ai servizi fintech e Daniele Marinelli sarebbe felice di contribuire a una chiarezza normativa al riguardo.

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Avv. Davide Cornalba: cos’è il reato di ecomafia?

Che cos’è il reato di ecomafia? Ce ne parla l’Avvocato Davide Cornalba nel suo blog, in collaborazione con i blogger della nostra community Facebook “Quelli Che Bloggano” (ringraziamo Francesco Delle Piane, Guido Auteri, Gianluigi Rosafio, Claudio Francesco Teseo, Vincenzo Mafrici, Bruno Lega tra gli utenti più attivi!). Il termine ecomafia è un neologismo che è stato coniato dalla famosa associazione ambientalista nazionale Legambiente. Il termine sta ad indicare quelle attività illegali svolte dalle organizzazioni criminali, in special modo di tipo mafioso, che causano danni all’ambiente.

Storia del termine ecomafia

La locuzione Ecomafia, spiega l’Avvocato Davide Cornalba, ha origine a metà del 1990, quando l’ambiente non veniva considerato quale collaterale del diritto alla salute, ma solo semplice intrattenimento. L’ambiente era per la politica molto poco considerato e privo di peso. Negli anni 90 qualcosa però inizia a muoversi, giornali parlano di ragazzi che venivano minacciati perché diretti ad una riunione per opporsi ad una discarica, e in quel luogo venivano trovati bidoni con liquidi il cui solo star vicino provocava malori. I giornali dell’epoca strillavano di consiglieri comunali o gli assessori all’urbanistica di alcuni piccoli paesi al Sud Italia che venivano minacciati o che scoprivano le loro auto bruciate direttamente sotto casa. 

Dunque, tutto ciò premesso, il termine ecomafia nasce proprio dalla voglia di mettere insieme tutti quei pezzi per dare finalmente un nome al fenomeno.

Nel dicembre dell’anno 1994 veniva presentato il primo rapporto “Le ecomafie – il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale”, compiuto da Legambiente in collaborazione con Eurispes (un ente privato che opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale) e l’Arma dei Carabinieri.

Quel primo rapporto è un punto di partenza, com’è scritto nella prefazione: “Ecomafie: un neologismo, un termine che non si trova in alcun dizionario della lingua italiana. Cosa indichi, è presto detto: i gruppi della criminalità organizzata che basano buona parte della loro attività (e delle loro entrate) in azioni che causano in maniera deliberata o meno il degrado del territorio e dell’ambiente”.L’ecomafia era diventato termine di cronaca giudiziaria. Da quell’anno impegno di Legambiente continua con convegni, mobilitazioni dei cittadini, denunce, dossier e conferenze stampa nel suo prezioso lavoro a difesa dell’ambiente. Per fare un calcolo, ricostruire le rotte e quantificati i rifiuti scomparsi nel nulla dal 1990 al 1993, questi sono equivalenti a circa 28 mila tir, su per giù una colonna di 560 chilometri.

L’immondizia è oro

La cronaca giudiziaria di quell’epoca ha rivelato una delle affermazioni più clou del pentito Nunzio Perrella, noto trafficante di cocaina, che al Magistrato Franco Roberti che lo interrogava spiegava come e perché “la monnezza è oro”. Soprattutto raccontava di quel “patto di Villaricca” tra imprenditori, camorristi, intermediari affiliati a logge massoniche e politici locali che tra il 1988 e il 1989 spalancava le porte della Campania, in particolare delle province di Caserta e Napoli, ai traffici illegali di rifiuti.

Grazie alla lettura degli atti giudiziari vengono alla luce tante sfaccettature che prima si celavano dietro discariche, suolo e territori.

La prima Commissione d’inchiesta sui traffici illegali di rifiuti 

Il reato di ecomafia, non è terminato nei primi anni novanta, anzi può dirsi evoluto, si pensa al famoso caso della “terra dei fuochi” che ha interessato la Campania nel nuovo millennio. A fronte di tutto ciò, si è mossa la classe politica, in particolare Massimo Scalia, storico dirigente di Legambiente, allora parlamentare dei Verdi. che presentava la prima proposta di legge per la creazione di una Commissione d’inchiesta sui traffici illegali di rifiuti, tra i firmatari compariva anche l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Già nei primi momenti dal suo insediamento, la Commissione d’inchiesta presieduta da Scalia metteva in calendario un programma molto intenso di lavori, composto soprattutto di missioni e audizioni.

Il reato di ecomafia e la legislazione del 2001

Deve attendersi l’8 marzo 2001 per l’approvazione della norma per cui il traffico di rifiuti diventa reato. Grazie a questa introduzione possono essere effettuate intercettazioni telefoniche ed ambientali e si può contestare l’associazione a delinquere. Viene infatti inserito nel disegno di legge “Disposizioni in campo ambientale” un emendamento che introduce l’articolo 53 bis del c.d. decreto Ronchi, oggi disposizoine di cui all’art. 452 quaterdecies del codice penale, che introduce un delitto specifico per i traffici illegali di rifiuti, con pene reclusive da uno a sei anni.

La legislazione del 2001

Nel 2015, finalmente è stata approvata la legge che fa diventare realtà l’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale. Grazie a questa nuova legge la parola ambiente entra nel codice penale con i nuovi delitti di inquinamento: 

a.    disastro ambientale (con pene fino a 15 anni di reclusione), 

b.    traffico di materiale radioattivo, 

c.    omessa bonifica; 

d.    impedimento del controllo. 

Per cui vengono previste aggravanti ecomafiose, nei casi di lesione o morte, il raddoppio dei tempi di prescrizione, la confisca dei beni e sconti di pena per chi si adopera per bonificare in tempi certi.

L’attrice Lodovica Mairè Rogati dice la sua sul sito OnlyFans

OnlyFans: non solo vip, sono tante le giovani donne che si iscrivono alla piattaforma con l’obiettivo di monetizzare l’immagine del proprio corpo. Era il 2016 quando OnlyFans veniva lanciato dall’imprenditore informatico Tim Stokely come sito web per creatori che consentisse ai loro follower di iscriversi tramite una tariffa mensile per vedere clip e foto. In pochi anni il social ha raggiunto un “gradino più in alto” rispetto ad Instagram toccando le corde del nudo integrale e dei contenuti vietati ai minori. Combinando la popolarità del social network con la strategia di guadagno “pay per view” oggi OnlyFans ha preso piede presso tante donne conosciute al grande pubblico, con la conseguenza di creare un poco decoroso “modello” di popolarità online.

Lodovica Mairè Rogati, attrice, sceneggiatrice, documentarista, attivista e fondatrice dell’Associazione “IO NON CI STO” (in prima linea nella lotta contro violenza sulle donne) ha commentato così questa tendenza ad utilizzare l’app ideata da Tim Stokely: “Mi associo ai giornalisti che hanno condannato la scelta di iscriversi alla piattaforma da parte di alcune vip italiane (es. Nicole Minetti, ndr). Internet è infarcita di siti pornografici che permettono di vendere i propri contenuti agli utenti, ma con OnlyFans stiamo accettando il rischio di rendere popolare la mercificazione del proprio corpo come materiale pornografico, con tragiche conseguenze per ragazze minorenni che non oso nemmeno commentare. Il declino della società digitale – conclude Lodovica Mairè Rogati – va a braccetto con il medesimo declino del mondo dello spettacolo e con l’impoverimento delle Istituzioni come scuola, famiglia e società. Lasciamo le donne di oggi in balìa dell’ansia da gradimento che diventa un pericoloso strumento di guadagno come nel caso di OnlyFans. Abbiamo già gli altri social ad aver distrutto l’intelligenza, la dignità e l’integrità di chi ne fa un uso sbagliato, ora ci mancava una piattaforma per fare soldi con la pornografia alla portata di chiunque!. È tutto così squallido!”.

Alcune delle ultime uscite sui social di Lodovica Mairè Rogati

L’attrice di recente si è schierata a favore di Ambra Angiolini nell’ambito della querele per il contestato tapiro d’oro (“una vergogna” quanto si sia tormentata la Angiolini per la fine della storia con Massimiliano Allegri) e contro il tweet di Vittorio Feltri “che non fa ridere, in uno stupro non c’è nulla di divertente”.

L’attrice ed attivista è molto riservata, infine, sulla sua vita privata: i rumours sul suo nuovo fidanzato di Kyril Louis-Dreyfus, il più giovane presidente di una squadra di calcio della storia europea, sono rimasti tali, e non siamo riusciti a capire se e quando sia terminata la storia con Pedro Pascal, l’attore di games of Thrones.

Chi è Lodovica Mairè Rogati

Lodovica Mairè Rogati è un’attrice, sceneggiatrice, reporter, documentarista, autrice e conduttrice televisiva italo-britannica, attivista per i diritti degli animali.

Si laurea giovanissima a soli 22 anni e la sua passione per il giornalismo la porta sin da subito a collaborare con  le più importanti riviste di natura e viaggi. Grazie a queste esperienze professionali Lodovica Mairè Rogati scopre ciò che diventerà uno dei suoi più grandi amori: l’Africa.

Di recente è stata sul grande schermo con il film ‘Pane e Burlesque’ con Edoardo Leo. Sempre nello stesso anno Lodovica Mairè Rogati entra a far parte del cast della seconda stagione de ‘Il Giovane Montalbano’, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, in onda su Rai Uno. Nel 2015 è impegnata sul set della nuova serie tv ‘Squadra Mobile – Operazione Mafia Capitale‘, per la regia di Alexis Sweet, questa volta per Canale 5. Nel 2017 recita nel film Loro diretto dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino e distribuito in Italia da Universal Pictures nel 2018.

Da sempre in prima linea per la difesa dei diritti dei più deboli nel 2012 Lodovica Mairè Rogati fonda l’Associazione ‘IO NON CI STO‘, della quale è anche Presidentessa. L’attivista è inoltre fortemente impegnata nella lotta per i diritti degli animali ed è una grande sostenitrice della dieta e dello stile di vita vegani.

Le Chiese più belle di Milano

Milano è una delle città più visitate e conosciute, meta ogni anno di un importante numero di visitatori e turisti. Milano richiama alla mente soprattutto la moda e l’economia, ma è sede di bellezze storico – artistiche, conosciute e meno conosciute, meritevoli di essere visitate. Infatti, il capoluogo lombardo ospita anche molte chiese, ricche di storia, cultura e di tesori, meritevoli di essere conosciute e visitate, e chi più di chi ci vive e ci lavora da anni come consulente può confermarlo. 

Al primo posto nel cuore dei milanesi, come ci conferma anche il consulente di Milano Bruno Mafrici nel suo blog, ma anche dei molti turisti che giungono nel capoluogo lombardo, vi è sicuramente il Duomo. Le guglie in stile tardo gotico e la Madonnina dorata sono, di certo, il simbolo per eccellenza della città. Considerata la seconda chiesa più grande d’Italia dopo San Pietro a Roma con i suoi 11700 metri quadrati di superficie, il Duomo si trova nella piazza che porta lo stesso nome. Gli esterni dell’edificio sono stati edificati con il marmo bianco-rosato di Candoglia, mentre gli interni presentano una caratteristica particolare. Infatti, sono costituiti da alte schiere di 52 pilastri polistili, in grado di dividere l’ambiente in 5 navate, racchiude in volte costolonate. Oltre alla cattedrale, il visitatore potrà accedere anche alle sue terrazze, ammirando poi la zona archeologica ed il museo.

Definita la seconda Chiesa di Milano per tradizione e per la sua datazione storica, la Basilica di Sant’Ambrogio è il centro della cristianità ambrosiana ed è una delle cinque chiese consacrate dal Vescovo Ambrogio. Dopo numerosi interventi di rifacimento, la Basilica di Sant’Ambrogio è stata in parte ricostruita in stile romanico nell’XI, senza perdere i caratteri tardo – romani e paleocristiani delle versioni precedenti. La Basilica di Sant’Ambrogio presenta un’architettura particolare; affianca il quadriportico ai due campanili, mentre la cappella di San Vittore in Ciel d’Oro ed il suo mosaico del V secolo rappresentano una delle attrattive più importanti dell’intero edificio.

Situata, invece, nel quartiere di San Vittore, la basilica di Santa Maria delle Grazie presenta un’architettura tardogotica. La Basilica è stata edificata tra il 1463 e il 1482, seppur la caratteristica tribuna rinascimentale risale al 1492. Realizzata probabilmente dal Brunelleschi, la tribuna è diventata il mausoleo della famiglia di Ludovico il Moro, al tempo duca di Milano. La Basilica di Santa Maria delle Grazie presenta numerose cappelle, vasti interni ed il refettorio del convento, che ospita L’ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Nel blog dell’imprenditore Bruno Mafrici leggiamo inoltre un interessante approfondimento su quella che è considerata un piccolo tesoro dell’arte sacra milanese, la Basilica di Sant’Eufemia. Essa è molto antica, poiché le sue origini risalgono al 472, seppur con gli anni sia stata sottoposta a molteplici rinnovamenti. Essa presenta un piccolo portico a tre arcate, arricchito da un prezioso mosaico, e da interni in stile neogotico, impreziositi da marmi di diversi colori. Inoltre, la Basilica ha un’ottima acustica, tanto che negli anni ‘50 Maria Callas vi registrò alcune opere liriche.

Tra le chiese più belle di Milano non si può non annoverare anche Santa Maria presso San Satiro. Essa è situata nelle vicinanze del Duomo e la sua attrattiva principale risiede soprattutto nel finto coro in stucco dipinto. Quest’opera fu progettata dal Bramante, visto che l’abside presentava una scarsa profondità, dando vita a giochi di prospettiva davvero caratteristici, in grado di diventare il simbolo della pittura italiana rinascimentale. Inoltre, sull’altare maggiore è possibile trovare il dipinto della Madonna con Bambino, che è il simbolo religioso più importante ed è il cuore dell’edificio. Un’altra Basilica, anch’essa tra le più antiche di Milano e annoverata tra le più belle Chiese del capoluogo lombardo, è quella dedicata a San Lorenzo Maggiore, edificio paleocristiano, risalente ad un periodo precedente al VI secolo. Gli esterni della Basilica sono realizzati in diversi stili e materiali; il punto forte dell’edificio sono le sedici colonne di marmo di epoca romana, conosciute come le Colonne di San Lorenzo, che accolgono i visitatori all’ingresso della basilica. Le quattro torri in cotto all’esterno e le quattro cappelle principali all’interno con i suoi mosaici sono le attrattive più importanti della Chiesa.

Anche la Chiesa di San Marco è considerata tra le più belle di Milano. Inoltre, la popolazione è molto legata a questo edificio religioso, poiché la leggenda narra come esso sia stato edificato intorno alla metà del ‘200 per esprimere gratitudine e riconoscenza alla città di Venezia (il cui patrono è proprio San Marco) per il sostegno assicurato a Milano durante la battaglia contro Federico Barbarossa. Dalla preziosa facciata neogotica, la chiesa di San Marco offre interni riccamente decorati ed opere d’arte di immenso valore. Il turista che passeggia per le vie di Milano, poi, non può non fare un salto presso la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Considerata la “Cappella Sistina” della Lombardia, poiché offre uno dei cicli di affreschi lombardi più conosciuti e ricchi del XVI secolo, la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore ospita le superfici interne dipinte da preziosi ed eleganti affreschi del ‘500. Anche La Chiesa di Santa Maria della Passione rientra tra le Chiese più belle, oltre artisticamente più significative del capoluogo lombardo. La sua progettazione fu messa a punto nel XV secolo, ma sono stati tanti gli interventi che si sono succeduti nel tempo, tanto che la struttura attuale fu terminata solo nel XVIII. Ritenuta una dei più rappresentativi capolavori tardo Rinascimento milanese, Santa Maria della Passione, situata nelle vicinanze del Conservatorio Giuseppe Verdi, è anche una galleria d’arte perché, all’interno delle cappelle, ci sono molti dipinti ed affreschi. Infine, l’ultimo edificio religioso che è possibile annoverare come tra le Chiese più belle di Milano è un Santuario, quello dedicato a Santa Maria dei Miracoli presso San Celso. L’ingresso all’edificio è anticipato da un quadriportico di inizio ‘500, mentre la facciata di arte manierista è realizzata in marmo di Carrara. L’interno, a croce latina, segue uno stile rinascimentale, con qualche tocco di barocco. La particolare cupola ottagonale del Dolcebono, si accompagna alle preziose decorazioni pittoriche e agli affreschi delle cappelle. 

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Coronavirus: medici in ferie forzate, con lockdown a rischio indennizzo C&P: “I nostri legali a lavoro per tutelare un diritto sancito dalla Corte Suprema”

Ai medici non direttamente coinvolti nell’emergenza Covid-19, il lockdown può essergli costato tempo e denaro. “Costretti” dal datore di lavoro a prendere ferie pregresse forzate, non avranno alcun diritto all’indennizzo per “ferie non godute” riconosciuto qualche settimana fa da una sentenza della Corte Suprema. A denunciare questa situazione sono i legali di Consulcesi & Partners, secondo i quali si è venuto a creare un potenziale paradosso. “Questa situazione da un lato determina un periodo di forzoso riposo neppure equiparabile ai benefici previsti in caso di libera fruizione delle ferie e, dall’altro, viene ad incidere sul potenziale diritto di richiedere la monetizzazione per le ferie pregresse non potute godere in passato per responsabilità dell’azienda”, spiegano i legali.

 A inizio luglio la Corte di Cassazione si è pronunciata con una sentenza storica per i professionisti sanitari. A seguito dell’ordinanza n. 13613 pubblicata il 2 luglio scorso, i giudici hanno riconosciuto ai medici il rimborso economico per le ferie non godute, non per scelta del professionista, fornendo così un’interpretazione della normativa interna sempre più conforme alle direttive europee in materia. “Con questa sentenza –  commenta Consulcesi & Partners – viene riconosciuto un diritto fondamentale. Oggi, infatti, è possibile richiedere il risarcimento del pregiudizio patito dal medico ogni qual volta sia dimostrato che non abbia potuto usufruire del previsto periodo di ferie, per motivi estranei alla sua condotta e quindi imputabili all’amministrazione. Il diritto all’indennità sostitutiva potrà essere reclamato soltanto al termine del suo rapporto di lavoro, dimostrando di non averne potuto godere per motivi tutti riconducibili ad esigenze aziendali, ovvero a carenze organizzative che ne hanno impedito l’agevole fruizione”.

 L’emergenza Covid-19 rischia di vanificare questo importante risultato. Molte aziende sanitarie, infatti, hanno dovuto utilizzare lo strumento delle ferie forzate per ovviare al periodo di blocco delle attività imposto a causa della pandemia. Questo nonostante, in linea di principio, nessuna norma autorizzerebbe il datore di lavoro a collocare in ferie il lavoratore in deroga alle previsioni stabilite dai CCNL di riferimento. Il diritto irrinunciabile alle ferie è garantito dall’art. 36 co. 3 della nostra Costituzione e peraltro emerge anche nella Direttiva 2003/88/CEE, del 4 novembre 2003.

 Su questo non dovrebbero esserci deroghe. Neanche l’emergenza coronavirus può essere considerata come un’eccezione alla regola generale, nemmeno con il DPCM del 08.03.2020, il quale ha stabilito che qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni possono utilizzare vari strumenti per “giustificare” l’assenza, tra i quali il ricorso alle ferie pregresse. Secondo i legali di C&P, anche se è comprensibile che molte strutture sanitarie abbiamo optato per le ferie forzate per preservare lo stipendio del lavoratore, questo ha però danneggiato ulteriormente il medico nei suoi diritti “Così facendo non solo il dipendente è stato posto in riposo forzato che, è bene ricordarlo, è cosa ben diversa dalle ferie, ma rischia di veder compromesso il potenziale diritto a ottenere la monetizzazione delle ferie non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro”, dicono i legali. 

La questione delle ferie forzate durante il fermo per Covid-19 è controversa e C&P sta analizzando la situazione per poter essere sempre al fianco dei medici e sostenerli nell’esercizio della loro professione. Per ottenere più informazioni è possibile rivolgersi a Consulcesi & Partners che risponde al numero verde 800.122.777 o sul sito www.consulcesiandpartners.it.

Ufficio stampa Consulcesi Cell: 380 46 48 501

Pitorri Edizioni: Il Concetto di Giustizia Secondo San Tommaso

L’Avv. Iacopo Maria Pitorri del Foro di Roma edita il libro “Il Concetto di Giustizia Secondo San Tommaso”, opera inedita giovanile scritta dal padre Giacomo, oggi disponibile sul web in edizione digitale e cartacea. All’interno del libro leggiamo un’analisi della giustizia come valore universale e cardinale partendo dai criteri e dai concetti espressi nella bibliografia di San Tommaso.

“Uno dei problemi centrali del travaglio spirituale dell’uomo è stato ed è tutt’ora il problema della giustizia. Si può dire che ogni sua definizione abbia sempre suscitato insoddisfazioni intellettuali e di carattere psicologico, al punto di fare pensare che forse una definitiva visione dell’idea di giustizia non è possibile. Ma una simile conclusione non è di per sé scettica.” Comincia così il libro scritto da Giacomo Pitorri, dal titolo “Il Concetto di Giustizia Secondo San Tommaso”, pubblicato in luglio 2020 grazie ad una edizione digitale curata dal figlio Iacopo Maria Pitorri. Editore di Pitorri Edizioni e già curatore di una prima collana di tre libri dai titoli “Carta Blu Permessi di Soggiorno nell’Unione Europea”, “Nulla Osta Ricongiungimento Familiare”, “Sanatoria sulla Regolarizzazione degli Immigrati”, Iacopo Maria Pitorri è un Avvocato del foro di Roma molto attivo nella divulgazione di opere in materia di diritto dell’immigrazione. L’Avv. Pitorri di Roma  ha voluto dedicare la riedizione dell’opera giovanile del padre Giacomo, cui lo legano forti sentimenti di amore filiale e di stima.

Il libro di Giacomo Pitorri analizza dapprima una posizione del problema (vedasi infatti i titoli dei paragrafi del primo capitolo del libro: La giustizia come valore universale, Funzione e criterio di desunzione della giustizia – concetto universale, Giustizia universale e diritto naturale, Contributi pretomistici alla chiarificazione del concetto di giustizia, Considerazioni sui rapporti dell’opera di San Tommaso con quella di Aristotele, Metodo di interpretazione del tomismo, Schema della nostra trattazione sul pensiero), si concentra poi sulle virtù cardinali della giustizia, questo, in particolare, nel Capitolo 2 dell’opera (La giustizia è una virtù, La giustizia in quanto virtù cardinale, Requisiti della giustizia – virtù cardinale, Giustizia geometrica e giustizia aritmetica, Considerazioni, Il soggetto della giustizia – virtù cardinale, La materia della giustizia particolare, Corollario, Contrappassum, Gerarchia delle virtù cardinali, Conclusione). Nella parte conclusiva del libro di Giacomo Pitorri “Il Concetto di Giustizia Secondo San Tommaso” si approfondiscono i rapporti tra giustizia legale e legge (vedasi i paragrafi: La legge, Le leggi e la giustizia legale), quindi la giustizia legale come virtù (Giustizia legale e bene comune, I beni comuni, La giustizia legale è virtù generale e speciale – Natura del rapporto tra la giustizia legale e le altre virtù, chi sono i soggetti della giustizia legale, La giustizia legale non è parte della giustizia – virtù cardinale).

Vi segnaliamo alcuni link utili per accedere alle pubblicazioni dell’Avv. Iacopo Maria Pitorri, ed anche per contattare l’Avvocato Pitorri attraverso le sue numerose pagine web e canali social dove lo trovate disponibile insieme al team:

Avv. Pitorri Roma Libri

Avv. Pitorri Roma Pubblicazioni

Iacopo Maria Pitorri Roma

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Qui il link al sito: Avv. Pitorri Roma e vedi anche Avvocato Pitorri Roma .

Avv. Pitorri Roma Via Giovanni Amendola 95 RM

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A Mosca Cieca film di Romano Scavolini

Prodotto interamente in Italia, A Mosca Cieca è un film conosciuto anche con il titolo di Ricordati di Haron. La trama di A Mosca Cieca è scarna ed essenziale, per scelta del regista, Romano Scavolini, am presenta una particolare caratteristica. Spesso le immagini e le scene non si succedono secondo un rigoroso ordine cronologico, riportando alla mente la tecnica del flusso di coscienza (tecnica narrativa che riporta i pensieri di una persona così come appaiono nella mente) di Leopold Bloom nell’Ulisse di James Joyce; l’idea dell’omicidio commesso quasi senza consapevolezza richiama l’opera Lo straniero di Albert Camus.

La storia di A Mosca Cieca da vedere in questo archivio di film completi italiano in streaming ha inizio mentre due giovani amici, i protagonisti, che trascorrono qualche ora di spensieratezza nei campi di periferia della città. L’uomo con gli occhiali ha una storia con una donna sposata e, mentre gira distratto per la città, la sua attenzione viene catturata da un’auto parcheggiata in una piazza. L’automobile ha la serratura aperta e dentro vi è una pistola. Da quel momento, l’uomo è ossessionato dall’idea di usare la rivoltella. La questione della pistola lo ha così assorbito che arriva a cacciare in malo modo l’amante e a dibattere con un signore anziano sulla terrazza di un locale pubblico. Così, si dirige presso un luna park, sale sulle giostre e inizia ad esercitarsi in uno strano tiro a segno. Dopo aver rivelato ad un amico del rinvenimento della pistola, sceglie di usare l’arma, sparando ad un uomo scelto a caso tra la folla che esce dallo stadio dopo una partita di calcio. Infine, scapperà facendo perdere le proprie tracce.

Le riprese del film sono state effettuate nella Capitale. Infatti, guardando attentamente la pellicola, è possibile riconoscere: Piazza Venezia, il luogo in cui il protagonista trova l’automobile con la serratura aperta e che contiene la pistola; lo Stadio Olimpico; il lungotevere, percorso dal protagonista per la fuga finale. Una particolarità di A Mosca Cieca è rinvenibile alla fine del film dove, con una telecamera amatoriale vengono effettuate alcune riprese, in cui si riconoscono  l’attrice Laura Troschel ed il marito Pippo Franco durante il viaggio di nozze. 

Le risorse per le riprese del film ammontarono a 6 milioni di lire. In realtà, la versione iniziale del film constava di 6 ore di riprese e il regista, Romano Scavolini, non era d’accordo con la diffusione e la distribuzione della pellicola. L’intervento del poeta Giuseppe Ungaretti, che aveva visionato il materiale in forma privata, si rivelò decisivo, perché proprio quest’ultimo convinse il regista a ridurre le riprese ad una durata normale e a diffondere il film. Inizialmente, il film fu censurato. La motivazione fu addebitata ad una fugace apparizione del seno nudo di Laura Troschel, ma il vero perché è stato un altro: la mancanza di una condanna morale per il gesto dell’assassino. La copia originale fu sequestrata e fu distribuita una pellicola di durata temporale inferiore, con un titolo diverso, Ricordati di Haron, prima di essere presentata ai festival cinematografici all’estero. Il film trovò il consenso dei registi Joris Ivens e Jean-Luc Godard. 

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Cosa sono i pannelli solari fotovoltaici

I pannelli solari fotovoltaici, come quelli utilizzati dall’azienda Green Energy Ambiente e Tecnologie di Leo Marino Benedettini, sono visibili sui tetti di molte case, ma cosa sono e soprattutto come funzionano? Il pannello solare fotovoltaico sfrutta l’energia proveniente dal sole per produrre energia elettrica e ridurre così la bolletta della luce. L’energia elettrica può essere immessa nella rete in modo che non vada dispersa se non utilizzata. Un pannello fotovoltaico è composto da più moduli fotovoltaici assemblati in una struttura comune. A loro volta i moduli sono formati da più celle fotovoltaiche. Più pannelli fotovoltaici uniti tra loro formano una stringa fotovoltaica e l’insieme di più stringhe costituisce un generatore di corrente. I pannelli solari fotovoltaici sono dispositivi che generano corrente grazie all’effetto fotovoltaico (conversione dell’energia solare in energia termica). La corrente prodotta è in grado di alimentare tutti i dispositivi elettrici. Il pannello solare in sostanza costituisce un generatore di corrente. La corrente prodotta per non essere dispersa andrebbe utilizzata al momento, se questo non fosse possibile esistono due metodi per evitare di disperderla: il primo metodo è quello di immettere la corrente prodotta dall’impianto fotovoltaico nella rete di casa, dove verrà consumata e prelevata da chi effettivamente ne avrà bisogno; il secondo metodo prevede di stoccare la corrente prodotta dall’impianto in delle batterie che verrà consumata solo in un secondo momento. 

Come cambia il rendimento in base alle stagioni? La resa dei pannelli è maggiore nelle giornate di sole con temperature più basse (vedi sempre Leo Marino Benedettini). Per quanto riguarda la stagione estiva bisogna tenere a mente che i moduli funzionano bene al di sotto dei 25°C, temperature superiori andrebbero a surriscaldare il pannello, riducendone drasticamente il rendimento.

Di che materiale sono fatti? Il materiale più utilizzato per la realizzazione dei pannelli fotovoltaici è il silicio. Attualmente esistono vari tipi di pannelli fotovoltaici: Il pannello monocristallino, più efficiente e meno ingombrante del policristallino, è costituito da celle in silicio puro mentre le celle del pannello policristallino sono formate dalla rifusione di schede elettroniche e scarti di silicio. I pannelli fotovoltaici amorfi sono più economici dei precedenti e, pur avendo rendimenti leggermente più bassi, costituiscono un’eccellente soluzione per chi desidera sfruttare i vantaggi del fotovoltaico contenendo i costi. Secondo alcune ricerche e test condotti dall’Enea, è stato verificato che i pannelli fotovoltaici durano in media circa 22 anni. Il tasso di degradazione annuo dei moduli, in termini di efficienza, è di circa 0,4%. Le procedure di smaltimento dei pannelli solari sono tutt’altro che complesse o particolarmente costose e, per risolvere il problema, si può anche far ricorso a una delle diverse associazioni che ritirano gratuitamente e successivamente riciclano i pannelli.

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